Tag: Italo Testa

  • 45# Pubblicazione del volume “Un altro vero. Poesia e autenticità come dialogo e ricerca” (Mimesis, 2026)

    Segnalo con grande piacere che è da poco uscito il volume Un altro vero. Poesia e autenticità come dialogo e ricerca (Mimesis), presentato domenica scorsa al Salone del Libro di Torino, e al quale ho avuto il piacere di contribuire insieme a Jan Baetens, Roberto Cescon, Azzurra D’Agostino, Tommaso Di Dio, Alessandro Ferrara, Giovanna Frene, Andrea Inglese, Franca Mancinelli, Massimo Natale, Italo Testa, Gianni Turchetta e Gianmario Villalta.

    In attesa di leggerlo per bene, posso già dire che un primo grande merito del volume, curato da Maria Borio e Laura Di Corcia, è l’aver posto la questione dell’autenticità (e del suo legame con la poesia) in modo frontale, non aggirabile: l’autenticità è in effetti spesso trattata male, sospettata, o liquidata con un’ironica alzata di spalle. Doverne/volerne scrivere riporta invece questo fenomeno/effetto/costrutto/condizione/pratica al centro del discorso.

    Il volume ristampa, con modifiche e qualche espansione strategica, un mio contributo uscito su Le parole e le cose circa un anno fa. Contributo forse scritto “con il cuore in mano” e senza difese analitiche o troppi paraventi teorici, perché questo tema mi sollecita più di altri: non lo studio ma cerco di viverlo e interrogarlo, nelle relazioni come nella scrittura. Spoiler alert: penso semplicemente che l’autenticità esista, e mi piace pensare che sia persino una condizione che si può sentire a livello fenomenologico.

    Segnalo, sempre su Le parole e le cose, anche il contributo teorico di Alberto Casadei, studioso che coniuga con originalità e rigore scienze cognitive e uno sguardo storico-estetico-filosofico ad ampio raggio.

  • 32# Versioni da Philip Larkin su L’Ulisse

    Sull’ultimo, ricchissimo numero della rivista L’Ulisse (no. 27), dedicato al tema monografico “Poesia, fotografia e post-fotografia”, e curato da Francesco Deotto, Stefano Salvi e Italo Testa, sono apparse anche sette mie versioni da Philip Larkin (pp. 414-421), e più precisamente dal suo “vero” esordio,The Less Deceived (1955). Nello stesso numero della rivista, scopro con piacere che Michela Davo ha dedicato un puntuale saggio (pp. 160-170) a Lines on a Young Lady’s Photograph Album, che apre il succitato libro. In questo saggio, in linea con l’impianto monografico del numero incentrato sul rapporto fra poesia e fotografia, la studiosa esamina l’interrelazione e le discrasie fra arte poetica e arte fotografica, restando vicina ai segnali stilistici di Larkin e ponendosi in dialogo con interpretazioni precedenti e la testimonianza della stessa young lady dedicataria della poesia. Subito dopo le mie traduzioni (pp. 421-436), fra l’altro, troverete anche le versioni del mio sodale Roberto Minardi dal poeta honduregno Roberto Sosa, mai prima tradotto in italiano se non dallo stesso Minardi, se non mi sbaglio.

    Nel 2024 ho tradotto Larkin con discreta costanza – circa una ventina di testi, tutti da The Less Deceived, con l’auspicio di tradurre l’intero libro (qui potete leggere alcune mie note traduttologiche a riguardo). Nel 2025 mi sono un po’ fermato, complice forse la consapevolezza che a breve uscirà addirittura un Meridiano Mondadori sul poeta inglese – ottima notizia di per sé, ma anche dolceamara, per quanto riguarda ostacoli legati ai diritti d’autore nella circolazione di versioni alternative a quella che sarà la versione ufficiale.

    Proprio alla luce di ciò, tuttavia, mi fa molto piacere che circa un terzo di questo mio piccolo corpus abbia iniziato a circolare su una rivista free access ma al tempo stesso di ottimo livello accademico. La mia speranza è quella di aver preservato qualcosa della particolarissima tonalità del dettato larkiniano. Lascio a voi il giudizio sulla bontà o meno di questo mio sforzo. Qui sotto, un primo assaggio – il resto, appunto, lo troverete direttamente sul pdf della rivista ai numeri di pagina indicati.

    Absences

    Rain patters on a sea that tilts and sighs.
    Fast-running floors, collapsing into hollows,
    Tower suddenly, spray-haired. Contrariwise,
    A wave drops like a wall: another follows,
    Wilting and scrambling, tirelessly at play
    Where there are no ships and no shallows.


    Above the sea, the yet more shoreless day,
    Riddled by wind, trails lit-up galleries:
    They shift to giant ribbing, sift away.


    Such attics cleared of me! Such absences!

    Assenze


    La pioggia pizzica un mare che stride e s’inarca.
    Pavimenti precipitosi collassano in vuoti,
    svettano improvvisi, brizzolati. In contromarcia
    crolla un’onda come un muro: ne arriva un’altra,
    avvizzisce poi balza, gioca inesausta nei moti
    dove non si tocca e manca nave o barca.


    Sopra il mare, pure più privo di coste è il giorno
    crivellato dal vento, che si trascina a rimorchio
    gallerie luminose: smottano in volute immense,


    sfumano. Oh attici purgati di me! Oh assenze!