Categoria: News/segnalazioni

  • 47# New academic article on Language and Literature

    I am happy to share that my new research article, titled “Principles of … stylistics: The central place of IA Richards’ principles of literary criticism in a theory of stylistics” has just been published online and is open access in Language and Literature, a leading journal of stylistics. The article is part of a special issue (edited by David West) aimed at assessing the significance of I. A. Richards‘ 1924 masterpiece of aesthetics and criticism in the context of contemporary stylistics.

    In my theoretical paper I examine at length Richards’ ambivalent attitude towards imagery, the troubled route between stimulus and response, the tension between the richness of literary experience and the reductionist requirements of experimental research, and the stratification and location of literary effects. In short, I attempt to show how I. A. Richards, a century later, can still help us make stylistics better. Indeed, in this article I make some proposals that will definitely inform much of my future scholarly work, so it is a sort of preview of such work as well as an evaluation of the work already done (by others and by myself).

    Click here to access the full article and… happy reading!

  • 46# Per Matteo Fantuzzi

    Sono rimasto sgomento nell’aver appreso, da profili di amici, che Matteo Fantuzzi non è più con noi. L’ultima volta che ci siamo scambiati alcuni messaggi è stato circa nove mesi fa: aveva voluto ringraziarmi in privato perché in un mio post (poi ripreso ed espanso qui) avevo segnalato come meritevole il suo lavoro di divulgazione e mediazione della poesia, esemplificando in lui la figura del critico-ponte. Mi aveva perfino confessato che quel mio post gli aveva dato forza in un periodo difficile, dove era sottoposto a cure complesse. Per pudore, rispetto o codardia non gli avevo chiesto altro – oltre alle frasi di circostanza che si dicono in quei contesti, specie quando ci si conosce poco e non ci si è frequentati di persona – e certamente non immaginavo (o non osavo immaginare) si trattasse di una malattia così grave. E poi, più nulla, non sono tornato a scrivergli, e adesso non me lo perdono: questa atomizzazione e dispersione in cui siamo immersi è proprio ciò che infine distrae e recide i legami, magari nel momento in cui l’altro è più vulnerabile. E’ proprio l’atomizzazione quell’atmosfera che Matteo stigmatizzava con forza: ne sono prova tanto il suo spendersi per moltiplicare le occasioni di incontro e di dialogo, tanto la sua poesia corale, intrisa di storia e di realtà.

    Matteo inoltre è stato uno dei pochissimi, l’anno prima, a chiedermi del volume critico che insieme a Michele Ortore avevamo pubblicato su Annino, e ad averne scritto generosamente – non senza piglio polemico, ma di una polemica derivata dall’amarezza – su UniversoPoesia – Strisciarossa. Mi permetto di riportarne un passaggio perché, scrivendo di Annino e del nostro volume, Matteo rivelava anche parte di sé stesso:

    “Questa attenta raccolta di articoli e riflessioni […] è da considerarsi un tentativo di riparazione a una certa emblematica tendenza dell’attuale poesia italiana, tendenza a ragionare per cerchie ristrettissime e soprattutto a escludere tutto quello che non si possa ritenere utile al mantenimento dello status quo.”

    Mi è difficile, rileggendo questo passaggio, non intuirci anche un qualcosa di autobiografico – le tendenze poetiche dell’ultimo decennio o giù di lì, e forse più ancora le schematizzazioni critiche, mettevano ai margini proprio poetiche come quelle di Matteo: né lirico-intimiste né di ricerca, ma appartenenti a quella vasta e misconosciuta area di cani sciolti che ho chiamato del realismo empatico, e in cui la poesia di Matteo si inserisce a pieno titolo.

    Proprio per capire il realismo empatico della poesia di Matteo, ieri su La poesia e lo spirito, su invito di Fabrizio Centofanti, ho pubblicato una lettura di una poesia singola. Riporto qui sotto l’inizio del mio contributo, leggibile per intero al link di cui sopra.

    Realismo empatico in Matteo Fantuzzi: lettura di una poesia da “La stazione di Bologna” (Feltrinelli, Zoom Poesia, 2017)

    Ne La stazione di Bologna, Matteo Fantuzzi ripercorre il tragico evento del due agosto 1980, le cicatrici che ha lasciato nella memoria dei sopravvissuti e si fa portavoce della rabbia e del desiderio di giustizia dopo che, ancora nel 2017, l’inchiesta sui mandanti era stata archiviata. Nella “Poesia della vecchina” (pp. 47-48) Fantuzzi dà direttamente voce a un’anziana che, il giorno della strage, s’offrì di versare il caffè ai soccorritori (vv. 1-8): 

    Io sono nella storia come un pezzo d’ambra
    lasciato nel cassetto delle gioie a invecchiare
    come le tazzine del servizio buono, spolverate
    per un ospite speciale che tarda sempre a presentarsi
    nei pomeriggi vuoti, nella canicola dei viali
    perché pure un caffè può dare del ristoro,
    un gesto in tutta quella roba, quaranta gradi
    tutto il giorno a togliere la gente a mani nude:

    La narrazione, in prima persona, è monologica e a focalizzazione interna: viene ricostruito l’immaginario dell’anziana accennando alla solitudine e all’immobilità delle sue giornate («pomeriggi vuoti», «canicola dei viali») e a referenti crepuscolari e dimessi («le tazzine del servizio buono») che riacquistano nuova vita non appena rifunzionalizzati, messi al servizio della comunità. L’enormità del caos, la difficoltà dei soccorsi avrebbero probabilmente generato metafore iperboliche qualora un narratore-demiurgo avesse prevalso sul personaggio. Fantuzzi, invece, si cala nella schiettezza popolare dell’anziana, che tale disordine esprime con un’espressione idiomatica in odor di understatement («tutta quella roba») che non è affatto vòlta a sminuire la vicenda, ma a sottolinearne l’impossibilità di una comprensione analitica: quasi come chi, in mancanza di parole adeguate, resti in silenzio o scuota la testa. Una maggiore coloritura narratoriale permea a ogni modo il primo verso, dove la rivendicazione del proprio ruolo («io sono nella storia») sembra caricato di una consapevolezza orgogliosa, quasi solenne, in opposizione all’understatement di cui sopra. È come se si realizzasse qui un conflitto latente, ma non impercettibile, fra istanze narratoriali da un lato – l’uso del personaggio come puntello argomentativo nell’economia del macrotesto – e istanze di pressoché totale immedesimazione nel personaggio dall’altro. […]

    Continua a leggere qui. Segnalo anche un interessante studio accademico di Eleonora Rimolo che esemplifica una linea di poesia civile e narrativa in Italia proprio a partire da Matteo Fantuzzi, insieme a Fabiano Alborghetti e Fabio Pusterla, letti in un’ottica comparata.

  • 45# Pubblicazione del volume “Un altro vero. Poesia e autenticità come dialogo e ricerca” (Mimesis, 2026)

    Segnalo con grande piacere che è da poco uscito il volume Un altro vero. Poesia e autenticità come dialogo e ricerca (Mimesis), presentato domenica scorsa al Salone del Libro di Torino, e al quale ho avuto il piacere di contribuire insieme a Jan Baetens, Roberto Cescon, Azzurra D’Agostino, Tommaso Di Dio, Alessandro Ferrara, Giovanna Frene, Andrea Inglese, Franca Mancinelli, Massimo Natale, Italo Testa, Gianni Turchetta e Gianmario Villalta.

    In attesa di leggerlo per bene, posso già dire che un primo grande merito del volume, curato da Maria Borio e Laura Di Corcia, è l’aver posto la questione dell’autenticità (e del suo legame con la poesia) in modo frontale, non aggirabile: l’autenticità è in effetti spesso trattata male, sospettata, o liquidata con un’ironica alzata di spalle. Doverne/volerne scrivere riporta invece questo fenomeno/effetto/costrutto/condizione/pratica al centro del discorso.

    Il volume ristampa, con modifiche e qualche espansione strategica, un mio contributo uscito su Le parole e le cose circa un anno fa. Contributo forse scritto “con il cuore in mano” e senza difese analitiche o troppi paraventi teorici, perché questo tema mi sollecita più di altri: non lo studio ma cerco di viverlo e interrogarlo, nelle relazioni come nella scrittura. Spoiler alert: penso semplicemente che l’autenticità esista, e mi piace pensare che sia persino una condizione che si può sentire a livello fenomenologico.

    Segnalo, sempre su Le parole e le cose, anche il contributo teorico di Alberto Casadei, studioso che coniuga con originalità e rigore scienze cognitive e uno sguardo storico-estetico-filosofico ad ampio raggio.

  • 44# New poems out

    I’m thrilled to share that a selection of my poems has been published on Versopolis both in the original Italian and in self-translated English versions. Taster below. Enjoy!

    The Blank

    The heat glues her body to a greasy seat
    But there’s a disconnect to everything else.
    Her visa isn’t valid, so the bastards repeat.

    There’s a blank where the stamp should be.
    Madame we did our best, we truly did… they
    Don’t even say it. Yet she doesn’t cry: she

    Crumples the receipt as once an old lady
    In her failing fist crushed the bloody
    Dictator’s name and freed it from her lips.

    The absurd and the real are too sticky to flee.
    No matter how hard her head gropes
    Towards the exit, that stray dog of hope.

    Segnalo con piacere che su Versopolis sono apparsi alcune mie poesie inedite, sia nell’originale che in versioni auto-tradotte in inglese. Qui sotto un’anteprima. Buona lettura!

    La lacuna

    Il caldo incolla alla seggiola untuosa
    della sala, ma tutto il resto si sfalda.
    Bastardi. Non le confermano il visto.

    La lacuna lasciata dal timbro, è troppo.
    Signora abbiamo fatto il possibile
    non lo dicono neanche ma non piange,

    disintegra il numerino come ho visto
    l’anziana straziare nel pugno il nome
    del porco dittatore scappato sottovoce.

    L’assurdo si appiccica, non se n’esce.
    Ci prova la sua testa, fa gli scatti e strattona
    il cane della speranza, dove gliel’hanno legato.

  • 40# Mappa della critica: una tavola sinottica (2006-2026)

    Ho deciso di offrire ai miei visitatori una tavola sinottica scaricabile in pdf di tutti gli interventi critici scritti finora, in un periodo esteso che va dal 2006 – quando ho contribuito con alcune note a un giornalino dell’università – fino al 2026. Si tratta di un ventennio esatto. In tutto si sono accumulate oltre 200 analisi su circa 160 autori. Non è un ritmo elevato (circa 10 analisi l’anno, meno di una al mese), ma è comunque un corpus quantitativamente rispettabile. La maggior parte delle analisi sono accessibili sulla (o dalla) pagina Critica del sito, ma altre no – vuoi perché sono rimaste inedite, vuoi perché fanno parte di saggi o libri il cui copyright appartiene alle case editrici. Se vi interessa leggere qualcosa su uno degli autori elencati, potete contattarmi in privato.

    Ho inoltre tentato di catalogare gli interventi in base a funzione ed estensione: sono venute fuori sette categorie, elencate nelle colonne:

    1. Pre/post-fazione
    2. Recensione
    3. Nota di lettura o presentazione
    4. Saggio breve
    5. Studio accademico
    6. Analisi testuale singola (indipendente)
    7. Analisi testuale in saggio tematico (dipendente)

    Si va quindi da cappelli brevi, di pochi paragrafi, a saggi lunghi decine di pagine. La schiacciante maggioranza degli autori e autrici analizzati sono poeti, ma ci sono anche alcuni prosatori, saggisti, e un paio di registi. Mancano post più brevi, pubblicati su Facebook, su alcuni autori, nonché purtroppo una decina di analisi su autori stranieri, risalenti a oltre un decennio fa, e che temo di aver perso per sempre. La tavola verrà aggiornata circa un paio di volte all’anno. Vuole essere uno strumento di navigazione e anche di archivio. Presto la carico anche sulla pagina di Critica del sito. Buona esplorazione!

  • 39# Interview on “Penkiolika” (in Lithuanian)

    Back in October 2025, I had the pleasure of being interviewed by Kristina Tamelytė as a foreign resident in Lithuania, where we talked about my favourite books by Lithuanian authors (and my still rather modest reading journey!).

    I’m happy to share that the interview has now been published in issue no. 4 of Penkiolika (“fifteen”).

    Follow the yellow arrow and… enjoy! And if you don’t speak Lithuanian, the Google Lens feature in Google Translate does a pretty good job at making the text accessible

  • 37# Poetry: Stylistic Aspects (new encyclopaedia chapter)

    I’m thrilled to share that my new article ‘Poetry: Stylistic Aspects’ has been published online a few days ago, and this summer it will appear in print on the International Encyclopedia of Language and Linguistics, 3rd edition (Elsevier, Hilary Nesi & Petar Milin (eds.)). 📖

    It’s probably the article on which I’ve spent more time ever, as I had to cover a lot of ground (style in poetry – where do I even begin?) and struggled for a while to decide what to include and how to proceed. Among other things, it is meant to be an introduction to style in poetry, a critical review of extant research, and the outline and application of a new framework. Happy reading!

  • 36# A new study employing my difficulty model

    I have fond memories of the Journal of Literary Semantics (JLS), for it was there that a series of articles by Iris Yaron on poetic difficulty appeared in 2002, 2003 and 2008, inspiring me to write a doctoral thesis on this very topic from 2011 to 2015. In 2013, JLS published my first article on this topic (I would then published two other works: an empirical study on Language and Literature in 2017, and a Palgrave monograph in 2019: see RESEARCH/RICERCA – DAVIDE CASTIGLIONE).

    Now this academic relay race has resumed or – if you prefer another metaphor – its underground stream has just resurfaced: last week, a new article (see also here on Semantic Scholar to access the abstract and list of references) by Peter Harvey has been published that builds on my difficulty checklist, adapting it and expanding it to account for challenging fictional prose (exemplified by Virginia Woolf and Toni Morrison). Unsurprisingly, the most significant additions to my model concern the various techniques of speech and thought presentation (e.g., free indirect style, embedded viewpoints) that feature much more prominently in prose fiction than in poetry.

    It’s hard to convey the extent of the fulfillment I felt in seeing my academic work treated as the main framework and theoretical basis for the first time, and even more so considering that almost a decade has elapsed since my 2017 article (on which this 2026 article largely builds) appeared. Academic vanity aside, this means that if a work is rigorous and innovative enough, if you really put your heart into it (and not just your brain!), then its life is not necessarily constrained by its immediate (in)visibility. Quite the opposite: as many late bloomers, it acquires new intellectual life once the passing of time has allowed its contribution to be fully appreciated by others (and I say this despite there are things I’d now criticise of my past work – especially its attempt at being so fine-grained that the forest is often missed for the trees).

  • 34# Recensione a Linea di mira (Pietre Vive 2025), di Cristina Simoncini

    Circa due settimane fa, La Balena Bianca ha pubblicato una mia recensione al bell’esordio poetico di Cristina Simoncini: Linea di mira(Pietre Vive 2025). Si tratta di un lavoro con cui sono entrato facilmente in risonanza, forse perché la sua poetica che coniuga memoria, nucleo familiare e società, converge con la mia stessa ricerca degli ultimi anni. Riporto l’inizio della recensione qui sotto; il testo completo lo trovate a questo link. Si tratta della prima recensione che scrivo da parecchio tempo, e anche della ripresa di una collaborazione con la ciurma della Balena Bianca, che ha fatto un lavoro di editing meticoloso su questa recensione, aiutandomi a migliorarla sia in alcuni aspetti tecnici che di fluidità della scrittura. Per ricordarsi, con Donne, che nessuna persona è un’isola, e che navigare insieme è prezioso. Buona lettura.

    «Mi divertivano gli stimmi da acconciare, | la devozione fiduciosa al visibile». Sono i versi conclusivi di Linea di Mira, l’esordio in poesia di Cristina Simoncini, classe 1966. Li cito in apertura di recensione perché mi sembrano retrospettivamente compendiarne la poetica: da un lato, è centrale l’esercizio della memoria, il quale  conduce a una ricognizione emotiva e analitica di una storia personale, familiare e sociale che va «dalla metà degli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta» (come precisa la quarta di copertina).

    Dall’altro lato «la devozione fiduciosa al visibile», a quanto si offre empiricamente ai sensi, innerva pressoché ogni poesia del libro, onorando l’impegno verso la presenza testimoniale e arginando le tentazioni smaterializzanti e le lusinghe dell’assenza di tanta lirica: valgano  a esempio alcune immagini da close-up – tattile la prima, olfattiva la seconda, tattile-visiva la terza: «prurito di polvere da sparo», p. 17; «respirava il fenolo delle strade», p. 27; «qualche goccia di sudore | finiva nel colletto bianco», p. 33. Versi del genere davvero rimandano a un «vasto magazzino di percezioni», come scrive Vincenzo di Maro in una conversazione con l’autrice posta in chiusura al volume, a mo’ di postfazione dialogica (p. 85).

    L’attitudine empirica è consustanziale alla tensione conoscitiva di Simoncini, per la quale la memoria «è tutto fuorché nostalgia: è piuttosto presenza, anche percettiva» (p. 84, dalla succitata conversazione): così che memoria e percezione si trovano mutualmente implicate, come avviene spesso anche in Federico Italiano (cfr. Habitat, prima sezione: «Sotto questa pioggia di fine inverno | si andava a visitare le zie, | a Galliate con l’Audi 80 | color senape»; da confrontare, per atmosfera, con «Millenovecentosettantaquattro | mio padre guida la Lancia Duemila | Iniezione, sul retro le bambine | scostano le tendine parasole», Linea di mira, p. 23). Al di là di una sensibilità condivisa, a contare è probabilmente anche il magistero di Seamus Heaney – del resto ammesso sia da Italiano che da Simoncini. Il poeta irlandese, infatti, ha fatto della propria infanzia materia di scavo psicologico e conoscitivo (famosamente in Blackberry-Picking), arginando quanto possibile l’indulgere nostalgico. (continua qui)

  • 32# Versioni da Philip Larkin su L’Ulisse

    Sull’ultimo, ricchissimo numero della rivista L’Ulisse (no. 27), dedicato al tema monografico “Poesia, fotografia e post-fotografia”, e curato da Francesco Deotto, Stefano Salvi e Italo Testa, sono apparse anche sette mie versioni da Philip Larkin (pp. 414-421), e più precisamente dal suo “vero” esordio,The Less Deceived (1955). Nello stesso numero della rivista, scopro con piacere che Michela Davo ha dedicato un puntuale saggio (pp. 160-170) a Lines on a Young Lady’s Photograph Album, che apre il succitato libro. In questo saggio, in linea con l’impianto monografico del numero incentrato sul rapporto fra poesia e fotografia, la studiosa esamina l’interrelazione e le discrasie fra arte poetica e arte fotografica, restando vicina ai segnali stilistici di Larkin e ponendosi in dialogo con interpretazioni precedenti e la testimonianza della stessa young lady dedicataria della poesia. Subito dopo le mie traduzioni (pp. 421-436), fra l’altro, troverete anche le versioni del mio sodale Roberto Minardi dal poeta honduregno Roberto Sosa, mai prima tradotto in italiano se non dallo stesso Minardi, se non mi sbaglio.

    Nel 2024 ho tradotto Larkin con discreta costanza – circa una ventina di testi, tutti da The Less Deceived, con l’auspicio di tradurre l’intero libro (qui potete leggere alcune mie note traduttologiche a riguardo). Nel 2025 mi sono un po’ fermato, complice forse la consapevolezza che a breve uscirà addirittura un Meridiano Mondadori sul poeta inglese – ottima notizia di per sé, ma anche dolceamara, per quanto riguarda ostacoli legati ai diritti d’autore nella circolazione di versioni alternative a quella che sarà la versione ufficiale.

    Proprio alla luce di ciò, tuttavia, mi fa molto piacere che circa un terzo di questo mio piccolo corpus abbia iniziato a circolare su una rivista free access ma al tempo stesso di ottimo livello accademico. La mia speranza è quella di aver preservato qualcosa della particolarissima tonalità del dettato larkiniano. Lascio a voi il giudizio sulla bontà o meno di questo mio sforzo. Qui sotto, un primo assaggio – il resto, appunto, lo troverete direttamente sul pdf della rivista ai numeri di pagina indicati.

    Absences

    Rain patters on a sea that tilts and sighs.
    Fast-running floors, collapsing into hollows,
    Tower suddenly, spray-haired. Contrariwise,
    A wave drops like a wall: another follows,
    Wilting and scrambling, tirelessly at play
    Where there are no ships and no shallows.


    Above the sea, the yet more shoreless day,
    Riddled by wind, trails lit-up galleries:
    They shift to giant ribbing, sift away.


    Such attics cleared of me! Such absences!

    Assenze


    La pioggia pizzica un mare che stride e s’inarca.
    Pavimenti precipitosi collassano in vuoti,
    svettano improvvisi, brizzolati. In contromarcia
    crolla un’onda come un muro: ne arriva un’altra,
    avvizzisce poi balza, gioca inesausta nei moti
    dove non si tocca e manca nave o barca.


    Sopra il mare, pure più privo di coste è il giorno
    crivellato dal vento, che si trascina a rimorchio
    gallerie luminose: smottano in volute immense,


    sfumano. Oh attici purgati di me! Oh assenze!